Cari amici....
è uscito il mio nuovo libro
SULLE TRACCE DEI GUFI
godetevi il booktrailer!
per acquistarlo è semplice lo trovate in vendita su www.mastrogufo.it
Questo blog è dedicato a tutti coloro che come me amano i rapaci della notte. Troverete qui informazioni, le mie "avventure notturne con gufi & soci, le news dal mondo dei gufi, approfondimenti tecnici e le risposte a tutte le domande che mi vorrete porre sulla vita degli Strigiformi. OWL STORYTELLING è il mio piacere di condivisione e narrazione. By MARCO MASTRORILLI
giovedì 28 aprile 2016
martedì 19 aprile 2016
Le migrazioni de gufi delle nevi non hanno più segreti, grazie al progetto Tempesta di neve!
Cari amici dei gufi...
parliamo ancora di gufi delle nevi e lo faccio per raccontarvi i dettagli di un incredibile progetto speciale lanciato in America e dal nome assai curioso Project Snow Storm (Progetto Tempesta di neve).
Per spiegarvi e illustrarvi il progetto, vi racconterò la storia di “Baltimore”, il gufo delle nevi più monitorato di ogni tempo, seguito grazie ad un trasmettitore satellitare in giro per il Nuovo Continente.
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| Un gufo delle nevi con il trasmettitore satellitare del Project Snow Storm (ph. Jim Verhagen) |
Questo progetto utilizza infatti il satellite per seguire gli spostamenti dei gufi delle nevi che proprio in questi ultimi decenni, in virtù degli spostamenti incredibili legati anche ai cambiamenti climatici hanno attirato l’attenzione degli ornitologi americani.
Una storia di questi gufi dotati di trasmettitore è davvero degna di nota. Stiamo parlando di un gufo delle nevi maschio liberato nel 2014 presso Martin State Airport di Baltimora.
Nel 2015, questo gufo è tornato nello stesso sito della liberazione ed è stato ripreso per applicargli nuovamente un trasmettitore con una tecnologia più avanzata, che ha subito dato frutti significativi, come per gli altri gufi.
Liberato nel febbraio 2015 e soprannominato appunto Baltimore, questo maschio di gufo delle nevi è stato seguito a lungo per verificarne gli spostamenti da un team di oltre 40 tecnici coordinati dall’US Department of Agriculture Wildlife Services.
David Brincker uno dei responsabili del progetto ha detto di Baltimore, che è probabilmente il gufo delle nevi più monitorato di ogni tempo. Sono stati raccolti oltre 14 punti georeferenziati (GPS) e quindi è stata tracciata con dovizia di particolari la sua migrazione.
Il 19 dicembre scorso Baltimore aveva raggiunto Amherst Island, celebre hotspot per ornitologi lungo la riva canadese del lago Ontario, dove ha trascorso un periodo a cacciare anatre in palude e arvicole nelle praterie. Dopo un periodo di svernamento lungo le coste del Maryland e del New Jersey, Baltimore ha migrato verso nord ed è stato intercettato nel cuore di Manhattan, dove a mezzanotte è rimasto appollaiato sul tetto di un grattacielo newyorkese a One Penn Plaza.
Un gufo delle nevi a NY.
Il suo pellegrinaggio è proseguito a nord, lungo la baia di Hudson e la James Bay sino alla punta settentrionale della penisola Ingava in Quebec a sole 300 miglia dal circolo polare artico. Tra l’estate e l’autunno Baltimore ha proseguito tra scenari ove la tundra domina i paesaggi e i caribù, i lupi e gli orsi polari sono i suoi vicini di casa.
In questo link potete vedere tutto il tragitto migratorio di Baltimore ed è fantastico perché si hanno gli spostamenti segnati ogni 30 minuti!
Neanche della nostra moglie o fidanzata abbiamo un dettaglio così raffinato degli spostamenti... ma forse è meglio non sapere eh eh!
Gli spostamenti possono fornirci informazioni persino sulla biologia dei gufi delle nevi, in questa mappa vedete gli spostamenti di un gufo in New Jersey, presso Reed’s beach e i rilevamenti notturni dei gufi che si muovono in mare, lasciano presupporre, come ipotizzato dagli ornitologi di Project Snow Storm, che di notte questi grandi Strigidi, escano in mare per cacciare le anatre di superficie, che dormono cullate dalle onde.
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| in questa mappa vedete i posizionamenti dei gufi delle nevi e quelli in mare sono stati registrati di notte, si pensa per cacciare le anatre che dormono tra le onde |
Gli ornitologi del Progetto tempesta di neve si stanno prodigando nel monitorare questi gufi poiché si ha la convinzione che il veloce cambiamento climatico che si avverte sul nostro pianeta, possa incidere in modo decisivo sulle popolazioni di gufi delle nevi, che stando a questi ricercatori sono molto meno numerosi di quanto si è creduto per molti anni. Questa specie è in declino e sempre più minacciata ed è per questo motivo che da anni gli americani la sostengono con continue e ripetute donazioni. Ma del resto la popolarità del popolo americano a donare dollari per le cause ambientali non ha nemmeno lontanamente eguali in Italia ed Europa.
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| qui vedete una mappa con i movimenti in America di 6 gufi delle nevi |
Un progetto affascinante come questo è senza dubbio di grande valore conservazionistico poiché, un po’ come accade per gli squali bianchi (seguiti a loro volta con i satelliti), del gufo delle nevi si conosce poco la sua fenologia migratoria e l'adattamento ai siti riproduttivi, che con il passare del tempo potrebbero divenire sempre più rari e minacciati dal disgelo.
Per chi vuole approfondire questa tematica consigliamo di visitare il sito ufficiale e di andare a vedere i percorsi migratori dei gufi monitorati e inseriti con i loro viaggi dettagliati direttamente sul sito, quasi in tempo reale, se pensate che per alcuni gufi si arriva ad un dettaglio relativo a una settimana fa.
Vi invito sempre a seguirmi, se avete domande, curiosità da chiedermi, foto o racconti curiosi, se volete fare una tesi di laurea sui gufi o se volete proporci di condurre una conferenza sui gufi nel vostro paese, scrivetemi qui.
giovedì 31 marzo 2016
Stefano Torriani: il disegnatore dei gufi e drawing-show
Cari amici vi segnalo il nuovo video di GUFOTUBE
dedicato a Stefano Torriani
grande illustratore naturalista e disegnatore del manifesto del Festival dei gufi!!!
buona visione!
un gufociao dal vostro Owlstoryteller!
dedicato a Stefano Torriani
grande illustratore naturalista e disegnatore del manifesto del Festival dei gufi!!!
buona visione!
un gufociao dal vostro Owlstoryteller!
martedì 22 marzo 2016
Perché possiamo dire che il gufo delle nevi prende il sole!
Uno dei rapaci notturni più affascinanti è senza ombra di dubbio il gufo delle nevi, un super predatore per dimensioni ed abilità, unico per il colore bianco e la capacità di adattarsi ad un clima che sembra impossibile e per molto tempo si è pensato che il colore del piumaggio, bianco, fosse un arma letale e fondamentale per sopravvivere in una terra coperta di ghiacci come il circolo polare artico.
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| Il gufo delle nevi in caccia ph. Costina |
Nel corso degli ultimi due decenni, il fenomeno del disgelo sta modificando le abitudini di questi animali che si avvicinano sempre più alle aree popolate dall’uomo, un pò come accade per l’orso polare, il cui areale dei ghiacci restringe ogni anno di qualche km.
Un recente studio, pubblicato da una delle più importanti riviste scientifiche di ornitologia, Ibis, ha posto nuovi limiti alle capacità dei gufi delle nevi.
Il team canadese condotto da Gary Bortolotti, ha studiato le popolazioni artiche di gufo delle nevi cercando di avviare la migliore e più completa comprensione dell’evoluzione dei segnali animali in questa specie. Esistono infatti alcuni dispostivi visivi che accentuano le capacità di adattamento della specie tra i ghiacci.
E’ stata svolta una ricerca che aveva come priorità la verifica del piumaggio bianco come un segnale sociale e, in caso affermativo, come colorazione quali fossero gli adattamenti comportamentali per migliorare l'efficacia del segnale.
Per avere una buona efficacia lo studio ha evidenziato 3 predizioni, secondo una teoria che prevede:
- le proprietà del colore bianco o screziato del piumaggio dovrebbero variare in tutto il corpo e nello studio si intendeva valutare, se alcune parti più chiare fossero coinvolte in questo sistema di segnali visivi.
- i display specifici (ovvero i comportamenti della specie) che richiedono attenzione o migliorando il rilevamento o vistosità di conspecifici dovrebbero essere evidenti;
- posizione dei segnalatori deve essere tale che l'efficacia del segnale è ottimizzato. sono stati supportati tutti i tre predizioni.
Le aree più chiare del piumaggio (in particolare il viso, collo e seno superiore) sono quasi immacolati e bianchi e risultano molto efficaci in ambienti aperti, nelle lande desolate con distese di neve e ghiaccio.
Gli uccelli osservati e studiati hanno mostrato una curiosa predisposizione. Si tratta di una postura specifica con la quale tendono a orientare verso il sole, preferibilmente nelle giornate di sole, le parti più candide del piumaggio per accentuare l'effetto mimetico. Mentre i gufi, specie le femmine con parti screziate, sembrano scegliere con maggior frequenza rispetto ai maschi i posatoi sul terreno ove le rocce o parti senza neve rendano più efficace il loro mimetismo.
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| Se il piumaggio non é candido, i gufi delle nevi sostano sul terreno ph. Costina |
In sostanza questo interessante studio, evidenzia che i gufi delle nevi sono coscienti della loro capacità mimetica e integrano alla colorazione, il comportamento e la selezione dell'ambiente e dell'habitat per massimizzare l'efficacia dei loro dispositivi visivi.
Insomma se Harry Potter ce li aveva resi simpatici, da oggi i gufi delle nevi ci sembreranno ancor più intelligenti e sapienti nel approfittare delle loro capacità mimetiche. Quale che è certo è che a quelle latitudini estreme, non si abbronzeranno.
La scienza va avanti e il vostro owlstoryteller vi aiuta a scoprire i segreti dei gufi.
Se volete pormi domande, se volete partecipare alle mie attività di ricerca sul campo, se volete fare una tesi di laurea sui gufi non esitate a contattarmi scrivendo qui.
Un gufociao dal vostro owlstoryteller.
martedì 23 febbraio 2016
Il gufo “bianco” trascorre l’inverno in Serbia
Abbiamo già in passato parlato su questo blog delle anomalie di colore dei piumaggi dei gufi (ecco qui il link) e per questo oggi più che esporvi un approfondimento, voglio segnalarvi un caso di svernamento insolito di gufo comune (Asio otus) in Serbia riportato da Ivan Djordjevic, ornitologo locale.
Ricordo il film di Francesco Nuti, Tutta colpa del Paradiso, dove uno dei protagonisti era un ricercatore di stambecchi che cercava la “bestia” ovvero lo stambecco bianco e faticava non poco a trovarlo, qui invece la ricerca è stata facilitata da una segnalazione.
Infatti nella regione del Banat nel Nord della Serbia era presente un roost di gufi comuni all’interno di una scuola (frequenti questi episodi “scolastici” anche in Italia leggi qui), e quando il direttore del plesso scolastico ha informato Djordjevic della presenza di un gufo bianco, la curiosità ha davvero messo le ali al “nostro prode ornitologo” che si è recato sul posto ed ha verificato la presenza di questo individuo completamente bianco.
Le foto sono di Ivan Djordjevic. Febbraio 2016.
Pur ipotizzando che si possa trattare di un soggetto albino, in realtà il fatto che non sia stato possibile vedere il colore degli occhi ha impedito con certezza di escludere che si tratti (sebbene sia meno probabile) di un soggetto leucistico.
Sono in corso ulteriori rilievi, appena saprò qualcosa di nuovo aggiornerò il blog.
Nel frattempo vi segnalo anche questo dato interessante di un individuo albino ritrovato in Bielorussia ed oggi tassidermizzato e conservato presso il Museo zoologico universitario di Minsk. Il ritrovamento in quel caso risaliva all’8 agosto 1998.
Nel nostro caso invece, per fortuna, il gufo comune “bianco” serbo sta bene e chissà che non decida di spostarsi dalla Serbia e magari farci visita.
Occhio quindi al Gufo bianco!
Per qualsiasi informazione, curiosità sui gufi potete scrivermi qui.
Ringrazio Milan Ruzic per la segnalazione e Ivan Djordjevic per le immagini.
Un gufociao dal vostro owlstoryteller!
domenica 14 febbraio 2016
Imitando gli allocchi per necessità: meglio di Virginia Raffaele!
Proprio ieri è finito il Festival di Sanremo che quest’anno ha trovato nelle performance di imitatrice della bella artista Virginia Raffaele, uno dei personaggi di maggior audience e appeal televisiva. Ma in natura qualcuno ha pensato bene di imitare i canti dei rapaci notturni sapendo di ottenere uno scopo ben preciso.
Tutti noi conosciamo l'arte di imitare il suono e persino le parole da parte dei pappagalli, tuttavia in natura, infatti esistono molti uccelli (ricordiamo ghiandaie, calandre, storni, ecc..) che mostrano una particolare inclinazione ad imitare i canti di altri volatili. il principale scopo è quello di disorientare potenziali predatori o competitori e secondo alcuni studi anche per diventare più “affascinanti” agli occhi delle future compagne.
Proprio pochi giorni fa, è uscita in Gran Bretagna una breve nota dal titolo Eurasian Jay’s mimicry of Tawny Owl to deter Carrion Crow (di Conor Jameson che ringrazio per avermi mandato personalmente l’articolo edito da British Birds 109 • February 2016 • 125–128).
L’articolo come lascia intuire il titolo indica il curioso e sagace tentativo di dissuadere una cornacchia nera nei pressi di un nido di Ghiandaia ad allontanarsi.
Per farlo la ghiandaia ha imitato il canto dell’allocco, ed anzi pochi istanti dopo il compagno della ghiandaia si è ricongiunto ed ha preso anche esso a imitare il canto dell’allocco per disorientare e allontanare la cornacchia nera.
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| giovane allocco (ph. M.Mastrorilli) |
Anche al vostro owlstoryteller in passato è capitato in diverse occasioni di ascoltare imitazioni di canti di Strigiformi. In particolare, ricordo una mattina quando durante una escursione per fare birdwatching nel Parco del Serio (prov Bergamo), verso mezzogiorno ebbi modo di ascoltare, e successivamente osservare, uno storno che imitava in modo perfetto il canto di un assiolo.
| Lo storno è un grande imitatore (ph. C. Crespi) |
Ora le imitazioni sono frequenti e quindi prima o poi se farete attenzioni capiterà anche a voi di annotare episodi simili, ma ricordate che il canto è comunque sempre uno strumento di comunicazione di straordinaria importanza.
Imitare quindi non per giocare, ma per mimetizzarsi, per difendersi...
Imitazioni vocali che meritano sempre più la nostra attenzione.
Se avete episodi simili da raccontare potete commentare qui sotto il vostro episodio oppure scrivetemi per questo o altri quesiti sul mondo dei gufi o perchè volete collaborare con me.
Un gufociao dal vostro owlstoryteller!
giovedì 4 febbraio 2016
Orrori da gustare: e se il copyright fosse di Darwin? La strana relazione di Darwin e il gufo!
Ieri ero seduto su una poltrona davanti ad un dottore e parlando di qualche mio problema personale, siamo arrivati a chiacchierare di gufi.
Non è una novità, ormai tutti associano la mia vista al pensiero di questo adorabile pennuto! Ovviamente ne sono fiero e felice, ma questa volta l’argomento è stato davvero curioso. Avevo letto qualcosa in merito, ma prendendo spunto da questo dialogo di ieri, beh ho pensato di scrivere per voi un post che suppongo vi sorprenderà.
Parliamo di Darwin e di gufi naturalmente!
Lo abbiamo già fatto in un precedente post dove abbiamo trattato la dieta delle civette delle tane che Darwin aveva osservato e descritto durante il suo celebre viaggio sul brigantino Beagle, in arcipelaghi dispersi in oceani quasi sconosciuti.
Lo abbiamo già fatto in un precedente post dove abbiamo trattato la dieta delle civette delle tane che Darwin aveva osservato e descritto durante il suo celebre viaggio sul brigantino Beagle, in arcipelaghi dispersi in oceani quasi sconosciuti.
Ma stavolta l’argomento è molto curioso.
Prima di diventare celebre per la sua teoria dell’evoluzione, maturata nell’arcipelago della Galapagos, Darwin ebbe un trascorso nella sua amata Inghilterra che lo rende ancora più unico e forse un po’ folle in questo singolare approccio degno di un vero "gastronauta".
Infatti uno dei suoi rapporti più singolari con i gufi è stato “consumato” (mai questo vocabolo fu più azzeccato) quando Darwin era a capo del Club dei Ghiottoni. Potremmo definirla una setta quasi segreta... ma erano animati da una curiosità davvero stravagante.
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| Darwin e il Club dei Ghiottoni |
Questo singolarissimo club non era dedito alla scoperta di incredibili e succulente ricette Made in Inghilterra, ma aveva creato una congrega di indomiti e coraggiosi degustatori, che si erano prefissi il compito di assaggiare tutte le carini di animali e uccelli in particolare che la gente non mangiava e definiva immangiabili senza averne mai provati. Ecco che finirono nei suoi piatti animali come il tarabuso ed alcuni falchi e come vedremo anche i gufi.
Oggi la Tv ci propone format quali Orrori da gustare, ma qualcuno aveva anticipato Zimmern e Antony Bourdain. Proprio il nostro Darwin, chissà forse oggi rivendicherebbe il copyright!
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| Orrori da Gustare e Zimmern ha preso spunto da Darwin |
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| anche Chef Rubio si diverte ad assaggiare cibi stravaganti |
Comunque il Club dei Ghiottoni ebbe l’idea non felicissima, di mangiare un rapace notturno (le cronache lo descrivono come un allocco) e nonostante litri di Porto per renderlo più digeribile, non ebbe fortuna e sia lui che il resto del clan dei ghiottoni non digerirono quella cena. Fu definito “immangiabile” con carne filacciosa e dal sapore quasi disgustoso.
Che il gufo non sia un granché è comprovato da rarissime annotazioni di consumazione di rapaci notturni da parte di commensali. Una di queste è attribuita al periodo della seconda guerra mondiale, quando in Sicilia sembra che qualcuno mangiasse i gufi di palude. Ma in periodo di guerra del resto si mangiavano anche gli aironi e qualsiasi cosa pur di sopravvivere.
Darwin dopo l’esperienza della degustazione infelice dell’allocco, chiuse il club dei ghiottoni, ma durante il suo peregrinare per il mondo non abbandonò la curiosità di assaggiare piatti e animali strani. Ecco finire nella sua lista di assaggiatore seriale, l’armadillo, le cui carni furono definite migliori di quelle dell’anatra ed anche un roditore non identificato, dalla pelliccia marrone, che a suo dire aveva la carne migliore mai assaggiata. Forse era il Capibara. Ma Darwin mangiò anche il puma, la tartaruga delle Galapagos, il nandù (una specie di struzzo) e tante iguane! Insomma... un antesignano di Zimmern!
Forse se avesse avuto modo di assaggiare la cucina italiana avrebbe emesso giudizi gastronomici differenti, ma magari non avremmo avuto la rivoluzionaria e incredibile teoria dell’evoluzione. Quindi meglio così e gustiamoci anche questa sua divertente passione per la gastronomia insolita da parte del padre dell’evoluzione.
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| ecco un allocco, la specie sia stata mangiata da Darwin e forse la più comune nel Regno Unito (ph. A. Chapman) |
Quel che è certo che i gufi è meglio lasciarli vivere liberi e certo non li troveremo su nessuna tavola imbandita. Mai come in questo caso Darwin insegna!
Un saluto a Massimo B., il dottore con il quale ho condiviso questo divertente dialogo, mentre lui cercava di risolvere i miei problemi.
Per chi volesse collaborare alle mie ricerche, per chiedere informazioni o altro, vi invito a scrivermi qui.
Un Gufociao dal vostro Owlstoryteller!
giovedì 21 gennaio 2016
Anche un “gufo VIP vero e musicale” alla mia conferenza a 100 passi dal Duomo di Milano
Cari amici dei gufi,
dopo alcuni post molto tecnici era giusto regalarvi qualcosa di più leggero.
E quindi vi faccio un piccolo resoconto del pomeriggio di ieri a Milano.
In questi ultimi anni il mio girovagare tra Emilia, Toscana e Piemonte non mi ha fatto certo dimenticare la mia città natale e dove ho trascorso la mia infanzia, Milano, con la quale ho comunque sempre un legame d’amore grande.
Per questo motivo la proiezione di ieri è stata davvero speciale, tenere una conferenza sui gufi all’Urban Center a “100 passi da Piazza del Duomo”, nel cuore della Galleria Vittorio Emanuele, beh per un milanese come me è un vero onore e piacere.
| sala gremita all'Urban Center a pochi metri da Piazza Duomo a Milano |
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| il pubblico numeroso dell'Urban Center |
Se poi alla conferenza fai il tutto esaurito (tanto da aggiungere sedie) beh è davvero gratificante.
La conferenza di ieri, organizzata dalla LIPU di MILANO, pur essendosi svolta in un luogo per me inedito (dopo oltre una dozzina di conferenze al Museo di Storia Naturale di Milano), mi ha regalato la sensazione di un luogo amico anche perché ho visto alcune persone a me care e un pubblico attento e coinvolto.
Poi una parola va spesa anche per l’Urban Center che non avevo ancora potuto conoscere, uno spazio davvero splendido, nel vero cuore di Milano un plauso al Comune che ha saputo collocare questo gioiello della comunicazione al servizio della cittadinanza milanese che come sempre risponde alla grande alle ‘iniziative culturali.
Quando mi avevano prospettato l’idea di una conferenza alle ore 16 di un mercoledì, qualche perplessità è nata, ma i miei gufi sono sempre amatissimi e la sala alla fine era gremita in ogni ordine di posto.
Un grazie a tutti coloro che mi hanno seguito e tra questi persino un VIP speciale, Roberto Brivio.
I più giovani non lo conosceranno, ma lui è uno dei componenti del famosissimo gruppo musicale milanese I GUFI che hanno fatto la storia del cabaret italiano! Averlo tra gli spettatori è stato un vero onore! Grazie Roberto!
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| Il mitico Roberto Brivio del gruppo musicale e cabaret I GUFI |
Un ringraziamento ad Alice e Claudia che sono passate a trovarmi, a Norio sempre puntiglioso organizzatore con il quale collaboro da una vita se penso alla mia prima mostra al Museo di Milano sulle penne tanti anni fa, organizzata con un suo “gancio”...
Un saluto speciale a Veronica con il quale sento faremo dei bei progetti naturalistici assieme e tra questi un bel format di divulgazione sul sito della LIPU di Milano, che partirà a breve.
| Veronica, Norio e Marco all'Urban Center a Milano |
Se poi al termine della conferenza passeggiando in galleria, entri in un negozio di cravatte e trovi un commesso che è la copia di Giovanni del Trio (Aldo Giovanni e Giacomo), beh è ovvio che una cravatta te la porti a casa.... ma come vedete non è una cravatta normale!
Una cravatta "gufosa"! Che sballo!
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| la cravatta gufosa!! |
Termina qui la cronaca di un pomeriggio speciale nel cuore della mia Milano... nel quale amo sempre ritornare!
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| Marco e Stefania, la fotografa della conferenza! |
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| un gufologo "milanese" 100%! |
Alla prossima gufoavventura! Per info, se volete partecipare alle mie ricerche o avete curiosità da chiarire, scrivetemi sempre qui.
Un gufociao a tutti!
martedì 19 gennaio 2016
Allocchi grigi e allocchi rossi: chi ha più freddo? Una grande novità dalla scienza!
Cari amici è freschissima di pubblicazione (pochi giorni fa) una ricerca incredibile, che pone nuovi limiti alla conoscenza dei piumaggi degli Strigiformi e degli allocchi in particolare, poiché viene svelato un segreto rimasto nascosto da sempre.
In questo Strigide, si denotano capacità di isolamento termico del piumaggio in funzione della differenza del colore dell'individuo.
Da tempo è noto che le specie ornitiche capaci di evidenziare polimorfismi di colore (ad esempio allocchi, assioli ..), mostrano notevoli capacità di adattamento alle differenti tipologie di ecosistemi ed ambienti.
Si può facilmente immaginare che per le specie che scelgono di passare l'inverno in luoghi e latitudini con temperature rigide, la capacità di isolamento termico diventa una priorità di sopravvivenza.
Da decenni è noto che gli uccelli si rivestono di un numero differente di piume tra stagione estiva e invernale.
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| Allocco con morfismo rosso (ph. K. Lewis) |
Addirittura nel caso degli allocchi, proprio un studio condotto in Italia da Galeotti e Sacchi (2003) fu evidenziata una capacità di adattarsi agli ambienti in base all'umidità e piovosità dei medesimi. La pioggia e le temperature interagiscono con i morfismi di colore degli allocchi.
Negli anni freddi e secchi (T° C di gennaio 0,54°C, precipitazioni medie autunnali: 210 mm) emerge una mortalità superiore negli individui rossi. Questo studio comprovava la relazione tra clima, mortalità e colorazione del piumaggio.
Ed ora vediamo cosa è stato scoperto in questo ultimo e innovativo studio, con il quale si apre la semidei pubblicazioni sui gufi per il 2016.
Negli anni freddi e secchi (T° C di gennaio 0,54°C, precipitazioni medie autunnali: 210 mm) emerge una mortalità superiore negli individui rossi. Questo studio comprovava la relazione tra clima, mortalità e colorazione del piumaggio.
Ed ora vediamo cosa è stato scoperto in questo ultimo e innovativo studio, con il quale si apre la semidei pubblicazioni sui gufi per il 2016.
La grande news è insita nella capacità di sopravvivenza maggiore negli allocchi grigi nella stagioni più rigide e proibitive a livello climatico si può correlare correlarsi alla struttura delle loro piume che nei "grigi" rispetto ai marroni è più densa e con una vocazione ad isolare con maggior efficienza il corpo di questi rapaci.
| Dettaglio ingrandito di una copritrice di Allocco con morfismo rosso (ph.M.Mastrorilli) |
Questa efficienza si lega anche alla necessità di alimentarsi con maggiore frequenza da parte dei soggetti con piumaggio marrone.
Le esigenze energetiche sono maggiori se la copertura del piumaggio è meno efficiente e poiché ci sono diversi studi che dimostrano che la ccolorazione a base di melanina è associata a peculiarità fisiologiche e morfologiche si suppone che gli allocchi con morfismo marroni abbiano più necessità di alimentarsi.
| Dettaglio ingrandito di una piuma di Allocco con orfismo rosso (ph. M.Mastrorilli) |
L'analisi delle piume dorsali in particolare, ha mostrato negli allocchi un sorprendente presenza di barbule più ravvicinate e numerose negli allocchi grigi che pertanto nel complesso hanno un piumaggio più efficiente alle temperature più rigide.
In sintesi lo studio suggerisce che la differenza di colore è un caratteristica associata alla capacità di sopravvivenza degli allocchi negli ambienti con i climi più rigidi.
Ma le sorprendenti rivelazioni di questo studio non sono certo finite qua.
Altra novità riguarda invece le piume del petto, ove la differenza si evidenzia non in base al morfismo di colore ma in base al sesso. Ovvero le femmine hanno una struttura con barbe e barbule più dense rispetto ai maschi. Questo si pensa sia correlato alla loro necessità di covare e di poter "scaldare" le uova con un piumaggio più fitto proprio in posizione ventrale.
In questi ultimi anni le relazioni tra colori e piumaggi, funzione delle penne e delle piume stanno svelando segreti rimasti nascosti da milioni di anni e spiegano anche certi comportamenti ed adattamenti.
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| Penne di allocco |
Siamo certi che le penne dei rapaci notturni hanno ancora molti segreti che meritano di esser svelati, continuate a seguire Owlstorytelling.
Se vuoi partecipare a ricerche scientifiche, collaborare ai nostri progetti puoi scrivermi qui.
Alla prossima gufoavventura e un gufociao!
Pubblicazioni consigliate per la lettura approfondita dell'argomento:
Koskenpato K., Ahola K., Karstinen T. & Karell P., 2016. Is the denser contour feather structure in pale grey than in pheomelanic brown tawny owls Strix aluco an adaptation to cold environments? Journal avian Biology Vol. 47(1): 1-6
Galeotti, P., R. Sacchi. 2003. Differential parasitaemia in the tawny owl (Strix aluco): effects of colour morph and habitat. Journal of Zoology, 261: 91-99.
martedì 12 gennaio 2016
Ordinarie storie di mobbing tra gufi, civette e altri uccelli (2° puntata - gli Eyes spot)
Iniziamo il nuovo anno nel senso della continuità... quindi parleremo di mobbing e di eyes spot nelle civette!
Questo blog nato lo scorso anno, ha riscosso un piacevole quanto inaspettato successo, grazie al fatto che è stato colto il piacere dell'autore di condividere le proprie conoscenze sui rapaci notturni. Torniamo a parlar di gufi.
Il fascino irresistibile del mobbing ha contagiato un equipe di etologi americani guidati da Caroline Depp, che hanno dedicato le loro attenzioni agli eyespots ed al loro rapporto con il mobbing aviario.
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| Civetta nana e il dettaglio dei falsi occhi o eyes spot (ph. H. Sorensen) |
Ma cosa sono gli Eyespot?
In alcuni Strigidi come la civetta (Athene noctua), la civetta capogrosso (Aegolius funereus) e le civette del genere Glaucidium (le civette nane) sono evidenti sulla nuca dei “falsi occhi”, che hanno sempre suscitato interesse tra gli ornitologi che da tempo cercano di comprenderne la funzionalità.
Gli eyespots hanno seguito un percorso evolutivo allineato al gruppo sistematico e nonostante siano presenti in alcuni insetti (ad esempio nella Vanessa io), pesci, mammiferi ed uccelli la loro funzionalità, muta proprio in base alle specie.
I falsi occhi sono presenti in prevalenza in piccoli Strigiformi ed è ipotizzabile, come hanno dimostrato alcuni ricercatori, che si tratti di uno strumento difensivo o disorientamento per i predatori alati o le possibili minacce che avversano questi piccoli Strigidi.
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| Civetta nana il divertente "fronte-retro" di questa predatrice (ph. H. Sorensen) |
Tuttavia alcuni ricercatori americani hanno ipotizzato che gli eyespots abbiano forse una duplice funzione; sia i predatori, sia i mobbers, possono desistere o ridurre il mobbing in presenza di questa curiosa colorazione del piumaggio della nuca.
L’ornitologa americana Caroline Depp studiando il comportamento dei mobbers alati delle foreste nordamericane ha evidenziato che i falsi occhi sembrano risultare una buona strategia difensiva e poiché nel loro comportamento i Passeriformi spesso girano attorno al predatore mobbato, in questi casi i falsi occhi costituiscono una difesa in più ed un deterrente per i mobbers più insistenti!
Questa straordinaria aggressività manifestata con specie molto più grandi e fameliche predatrici evidenzia una grande dose di coraggio, specie se si pensa che talvolta il Mobbing può rivelarsi un clamoroso autogol.
Il falco pellegrino, ad esempio, specializzato nella caccia al volo dei piccoli uccelli quando subisce il Mobbing talvolta riesce a tramutare questi disturbi in "lauti ed inaspettati pranzi"; infatti, sono stati osservati più volte, pellegrini e lanari capaci di tramutare un mobbing subito in un'azione di caccia vincente.
Proprio per limitare i danni, generalmente le azioni di disturbo nei confronti dei predatori vengono svolte in gruppo; nel caso dei corvidi è stato osservato che gli stormi che effettuano la carica di scherno possono essere guidati da un capo dominante, ma anche se tale gerarchia non esiste il beneficio di un attacco corale (limitazione del rischio di essere predati) riduce le azioni solitarie.
Se trovassimo stampata su un giornale la parola mobbing sarebbe associata a manifestazioni e comportamenti antropici fastidiosi ma in natura questo termine evidenzia comportamenti davvero avvincenti nei quali a volte i più piccoli si rivalgono su animali più forti; forse per mitigare le insoddisfazioni personali dovremmo prendere spunto dai pennuti!
Per chi vuole chiedere approfondimenti, notizie, vuole partecipare alle mie attività di ricerca, non esitate a scrivermi qui.
Buona lettura e alla prossima gufoavventura. Un gufo ciao a tutti.
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