lunedì 12 ottobre 2015

Perchè gli ornitologi italiani non amano i gufi? I gufi al XVIII Convegno italiano di ornitologia di Caramanico.


Sono trascorse poche settimane dalla conclusione dell’ultimo Convegno italiano di ornitologia (XVIII edizione) e ritengo importante puntualizzare quello che è emerso dalle news sugli studi condotti in Italia da parte di ornitologi freelance, enti universitari, associazioni e naturalisti affiliati a Parchi, ovvero che su 162 lavori (102 poster e 60 comunicazioni orali) solo 6 erano dedicate ai rapaci notturni! 

Ovvero un preoccupante 3,7 % sui lavori globali!
Un trend scientifico che aveva già manifestato preoccupanti segnali al II Convegno italiano sui rapaci diurni e notturni (Treviso, 2012), ove su 46 lavori scientifici presentati solo 5 (10,86%) erano dedicati agli Strigiformi! Vuol dire che uno rapaciologo su dieci studia i gufi. 
Il Convegno di Caramanico,  panorama desolante che segue una tendenza davvero poco piacevole per chi come il sottoscritto vorrebbe poter trovare altre persone che si occupano di ricerche sugli Strigiformi.
Gufo comune (ph. Riccardo Trevisani)
Tuttavia, il Convegno di ornitologia svolto poche settimane fa sui profili sinuosi del Parco della Majella, ha permesso di evidenziare alcuni interessanti lavori che ora vi segnalo e descrivo.
I lavori presenti al CIO (Convegno italiano di ornitologia) di Caramanico erano i seguenti.
Comunicazioni orali:
1) Lo studio della dispersione natale: l’esempio del gufo reale Bubo bubo 
Vincenzo Penteriani - Estación Biológica de Doñana. ESPAÑA
2) Videosharing & ornitologia: una nuova frontiera di ricerca e comunicazione e l’esempio di gufotube 
Marco Mastrorilli, Alice Cipriani, Giulia Tebaldi, Chiara Guadagnini - Noctua srl P.zza Visconti 11 Grazzano Visconti (PC) 
Poster:
3) L’analisi delle borre di strigiformi in provincia di Campobasso 
Giulia Annicchiarico, Valeria Fattoruso, Monia Noviello, Gennaro Senese, Chiara Silvestrini, Luigia Verde, Francesco Riccio, Marco Basile - Associazione Scienze Naturali Unina – ASNU Associazione per la Ricerca, la Divulgazione e l’Educazione Ambientale – ARDEA 
4) Lo svernamento del Gufo comune Asio otus in Italia: nuove tendenze nelle preferenze ambientali della selezione di un posatoio collettivo 
Marco Mastrorilli, Alice Cipriani, Giulia Tebaldi, Chiara Guadagnini - Noctua srl P.zza Visconti 11 Grazzano Visconti (PC) 
5) Catture accidentali di Gufo di palude (Asio flammeus) nella stazione di inanellamento di Punta Alice, Ciro’ Marina (KR) 
Mario Pucci - StOrCal - Stazione Ornitologica Calabrese
6) Primi dati sulla popolazione di Allocco (Strix aluco) nidificante nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile 
Maurizio Sterpi, Elisa Morelli, Luca Sterpi, Marco Bonanni, Settimio Adriani - Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile
la sede del XVIII Convegno italiano di ornitologia (ph. Marco Mastrorilli)
La comunicazione orale di Vincenzo Penteriani, forse uno dei momenti più interessanti del CIO si è svolta il giovedì nel primo pomeriggio ma purtroppo, io non ero ancora arrivato e non posso darvi conto in modo dettagliato di questa comunicazione. Vi segnalo però tratto dal Abstract Book, le linee guida del lavoro, dedicato all’interessante fenomeno della dispersione giovanile del Gufo reale. 
Vincenzo Penteriani con un gufo reale, la sue specie preferita 
Tratto dal testo di Penteriani: La dispersione natale viene generalmente descritta come un processo ecologico caratterizzato dal movimento di giovani individui dall’area in cui sono nati sino al primo sito di riproduzione in cui si fermeranno. I successivi spostamenti tra siti di riproduzione differenti vengono definiti come dispersione riproduttiva. Lo studio della dispersione natale rappresenta uno strumento essenziale per la comprensione delle dinamiche interne alle popolazioni animali, cosí come lo sono lo studio della riproduzione e della sopravvivenza. La dispersione natale è un fenomeno estremamente complesso che non può essere descritto semplicemente da una distanza tra il sito di nascita e quello di prima nidificazione: durante la dispersione, infatti, il comportamento degli individui, le caratteristiche dell’habitat, le interazioni tra conspecifici e le relazioni preda-predatore, così come l’effetto di molte altre variabili interne ed esterne all’individuo determinano il successo dispersivo degli individui e la loro distribuzione spaziale. A loro volta, gli spostamenti della frazione dispersiva di una popolazione hanno un effetto di cruciale importanza nelle dinamiche e nella viabilità della frazione riproduttrice. Tra il 2000 ed il 2015, allo scopo di studiare i principali fattori che determinano le caratteristiche dei movimenti degli individui durante la dispersione natale, il comportamento dei giovani in dispersione e l’effetto di tali spostamenti nella popolazione riproduttrice sono stati marcati circa 200 giovani di gufo reale Bubo bubo con trasmettitori VHF in Spagna (Sierra Morena, Andalusia) e con radio-emissori satellitari nel SW della Finlandia. 

l’Altra comunicazione è legata al sottoscritto, ovvero una produzione del vostro owlstoryteller che mi ha visto presentare personalmente, al Convegno italiano di ornitologia, una conferenza presentazione nel pomeriggio del sabato: nell’ultima giornata del CIO 2015. 
Il lavoro propone l’importanza del videosharing nell’ornitologia, le applicazioni possibili e il caso relativo a Gufotube, unico canale YouTube al mondo 100% gufi. 
logo di Gufotube (illustrazione di Marina Fusari)
Nel terzo millennio, la tecnologia influenza fortemente la ricerca e la divulgazione dell’ornitologia: droni, social network, piattaforme di condivisione di dati (es. Ornitho) sono diventati strumenti abituali per ornitologi e birdwatchers. Ma almeno in Italia, You-Tube, che è il social con il trend di crescita più rilevante, è al momento utilizzato in modo inadeguato e come accade per altri social viene discriminato. YouTube è la piattaforma di videosharing più importante al mondo, in soli 10 anni ha raggiunto performances, che gli hanno permesso, in molti parametri, di superare persino Facebook. Questo social, ha un potenziale immenso che può es- sere valorizzato in campo ornitologico per 5 linee guida prioritarie: divulgazione, e-learning, Citizen science, approfondimenti scientifici e promozione di eventi, attività e ricerche ornitologiche. 
Il videosharing raggiunge milioni di persone ogni settimana e permette di modificare le unità spazio/tempo nella diffusione dei messaggi. Questo grazie ad una tecnologia che ci permette di visualizzare i video dal nostro pc sino ai più moderni device. Nei programmi di Citizen science, Youtube può divenire un valore aggiunto. In America, ad esempio, il canale Labofornithology supera i 97.000 iscritti, mentre il celebre National Audobon Society supera i 3500. Nel Regno Unito il BTO raggiunge i 3848 iscritti. In Italia gli iscritti tra i canali specifici sono davvero bassi. Ecco una classifica dei siti ornitologici in base ai dati degli iscritti (agg. 20 giugno 2015): Gufotube (342 iscritti), Lipuonline (271), Maudoc (108), Ebn italia (70) Ornis Italia (96). Gli iscritti sono un para- metro importante, prioritario perché fidelizzano l’utente e creano una community, basilare per i progetti di Citizen science. Gufotu- be channel nato da soli 166 giorni produce contenuti di e-learning ornitologico, di divulgazione e di Citizen science e questo canale mostra il miglior tasso di conversione degli iscritti per canale dell’intero settore perché utilizza al meglio il network di condivisione: Gufotube ha un tasso di conversione iscritti giornaliero di 2.06 (due iscritti al giorno), la Lipu (0.16), Ornis Italica (0.10). Per seguire le 5 linee guida che suggeriamo all’ornitologo su You- Tube, è necessario costruire un perfetto e solido network ove social media, mailing, sito web e canale youtube possano interagire uno a supporto dell’altro. Il potenziale di Youtube in campo ornitologico è ancora totalmente inesplorato, specie in Italia, i margini di crescita sono enormi specialmente in virtù di nuove tecnologie come go-pro, fototrappole, webcam e droni che possono fornire nuove tipologie di video accattivanti. 
L’auspicio è che per YouTube si possa costituire un gruppo di lavoro di birdwatchers e ornitologi capaci di coagulare risorse, materiali video, pubblico e informazioni scientifiche per creare una forte comunità. 

Ora veniamo ai poster e seguiamo l’ordine di apparizione nel book abstract.

Il primo poster presentato illustra alcuni lavori preliminari di analisi di borre di Strigiformi provenienti da un’area davvero poco monitorata, dal Molise, provincia di Campobasso.
poster: L’analisi delle borre di strigiformi in provincia di Campobasso (ph. M.Mastrorilli) 
Un laboratorio ornitologico finalizzato alla dissezione e analisi delle borre di rapaci notturni. I campioni sono stati raccolti nei mesi di Aprile e Maggio tra il 2010 e il 2012, durante dei monitoraggi ornitologici nei ruderi della provincia di Campobasso, tra i comuni di San Giovanni in Galdo, Toro, Matrice e Monaciglioni. 
I campioni sono stati raccolti in 21 ruderi e successivamente sono state disseccati e dissezionati a secco. Per ogni campione si è proceduto all’identificazione della specie che lo ha prodotto e all’identificazione e quantificazione delle specie predate. Sono state raccolte 
123 borre di civetta, 6 di barbagianni e 6 di assiolo. Le specie predate rinvenute sono state Microtus savi (156 individui), Apodemus sp. (44 individui), Rattus sp. (2 individui), Mus domesticus (4 individui) e Suncus etruscus (4 individui). Il presente lavoro, oltre a mostrare i dati di confronto di tre anni di monitoraggio, dimostra quanto la conservazione dei ruderi sia di primaria importanza per specie quali gli Strigiformi. Inoltre, attraverso questo lavoro si sono introdotti all’ornitologia gli studenti universitari, che hanno contribuito alla dissezione a analisi, così come alla stesura del lavoro. 
A seguire un lavoro ancora presentato dal vostro owlstoryteller che insieme al suo team composto da Alice Cipriani, Giulia Tebaldi e Chiara Guadagnini ha presentato un poster dedicato al fenomeno dello svernamento in Italia del gufo comune Asio otus. Con interessanti nuovi trend. 
Poster: Lo svernamento del Gufo comune Asio otus in Italia: nuove tendenze nelle preferenze ambientali della selezione di un posatoio collettivo (ph. Marco Mastrorilli)
Nel corso dell’ultimo ventennio, il Gufo comune Asio otus ha manifestato una forte espansione del suo areale riproduttivo, mentre sono pochi gli studi relativi allo svernamento della specie. In inverno, sono numerosi gli individui dall’Europa centro-settentrionale, che migrano verso sud e scelgono l’Italia come quartiere di svernamento. La consuetudine di questa specie a svernare in aggregazioni localizzate in roost (dormitori) su alberi permette l’analisi dei comportamenti dei diversi gruppi di gufo comune nella selezione dei posatoi e degli ecosistemi. I dati sono stati catalogati in una scheda che prevede l’analisi della consistenza demografica dei roost, alcuni parametri ambientali (vicinanza a corpi idrici, edifici), il disturbo antropico e la selezione di un essenza arborea. Nel periodo 2006-2015, abbiamo schedato 78 dormitori distribuiti in 10 regioni e 28 province: il campione più vasto raccolto in Europa. Il fenomeno dello svernamento risulta comunque concentrato nel nord Italia, ove il gufo comune trova areali di svernamento ricchi di prede con un decremento del fenomeno di aggregazione che decresce verso il centro-sud della Penisola. Questo database permette di evidenziare un quadro abbastanza definito sulle selezione dell’habitat di questo Strigide e nondimeno sulle potenziali interazioni sinantropiche. Abbiamo diviso i dormitori in classi di consistenza demografica, a seconda della preferenza dei gufi a costituire gruppi più o meno numerosi. Nel complesso il 21.4% sono costituiti da 1 a 3 gufi, da 4 a 10 (54.5%), da 11 a 20 (11.6%), più di 20 (10.9%), mentre quelli molto numerosi con oltre 50 individui è uno solo. I risultati evidenziano la preferenza dei gufi verso dormitori di piccole dimensioni, tra 4 e 10 individui (75.9%). I gufi comuni mostrano preferenze nella selezione delle essenze arboree; le conifere con il 54.9% dei roosts sono gli alberi preferiti. Nella maggioranza dei casi (88%) sono preferiti gli alberi in giardini pubblici e privati in aree urbane. Interessante è la frequente selezione di betulle (14.5%); poiché si tratta di alberi che in inverno, non offrono al- cuna copertura fogliare per un’adeguata protezione e mimetismo. Il trend degli ultimi anni, vede i gufi comuni occupare sempre più frequentemente le aree urbane e suburbane ma rispetto al passato i dormitori sono più piccoli e più diffusi. La plasticità del gufo comune ha permesso a questo predatore una distribuzione sempre più ampia in Italia nel periodo invernale ma si evidenzia la preferenza a vivere in comunità di piccole dimensioni. L’incremento delle nidificazioni nell’Italia centro-meridionale degli ultimi anni, potrebbe favorire un’espansione dell’areale di svernamento oggi concentrato nell’Italia settentrionale. 

Mario Pucci, inanellatore dalla Calabria con il quale ho scambiato due parole nella giornata di sabato ha presentato un curioso ed interessante poster basato sull’eccezionalità di un ciclo di catture accidentali nelle reti delle quaglie di alcuni individui di gufo di palude in Calabria, regione peraltro poco esplorata. 
poster: Catture accidentali di Gufo di palude (Asio flammeus) nella stazione di inanellamento di Punta Alice, Ciro’ Marina (KR) (ph. M.Mastrorilli)
Ecco nelle sue parole dell’abstract alcuni interessanti spunti.

dettaglio del poster sull'incanalamento del gufo di palude in Calabria (ph. Marco Mastrorilli)
< Nella primavera del 2013 e del 2014, presso la stazione di inanellamento di Punta Alice (KR), alcuni individui di Gufo di palude sono stati accidentalmente catturati nelle reti di un impianto di cattura per la quaglia Coturnix coturnix. Il presente lavoro ha lo scopo di fornire dettagli tecnici sul metodo di cattura utilizzato e di aggiornare le conoscenze sullo status della specie in Calabria. La stazione di inanellamento di Punta Alice, nel comune di Cirò Marina - KR (17°8’53.34”E, 39°23’37.88”N, alt. 3 m slm), sorge in un’area retrodunale pianeggiante, semi allagata, a circa 50 m dalla costa. 
Il paesaggio vegetale è caratterizzato da macchia mediterranea, con prevalenza di lentisco Pistacia lentiscus, e da formazioni bo- schive litoranee a Pinus sp ed Eucalyptus sp. L’impianto di inanellamento in esame era costituito da quattro reti mist-net di 15 m di lato x 300 mm di altezza, dimensione della maglia mm 28, disposte in quadrato con un richiamo acustico di quaglia posto nel centro. L’impianto è rimasto attivo dal 1 aprile al 30 maggio di ogni stagione primaverile. Le reti venivano aperte ogni giorno, dal tramonto fino all’alba. Nelle due stagioni primaverili in esame sono stati catturati e inanellati nove individui di Gufo di palude (4 nel 2013 e 5 nel 2014). Le catture sono avvenute tra le ore 01.00 e le ore 05.00 del mattino. Per l’anno 2013, oltre alle catture accidentali, si riporta l’osservazione diretta di tre individui in volo nei pressi delle reti. In tutti i casi il punto di cattura del gufo si trovava nelle immediate vicinanza di una sacca contenente almeno una quaglia. La cattura accidentale e l’inanellamento di A. flammeus, mai documentata in Calabria, risulta poco frequente anche nel resto d’Italia. Il numero di individui catturati, sommati a quelli osservati nei pressi della stazione di inanellamento, fanno di Punta Alice (KR) un’importante luogo di transito migratorio per la specie.> 

Infine l’ultimo lavoro, presentato nella forma di poster riguarda uno degli Strigidi più comuni: l’allocco Strix aluco in relazione alle popolazioni nidificanti nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile. 
pullo di Allocco che sonnecchia (ph. Riccardo Trevisani)
Gli autori riportano: < ll monitoraggio dell’Allocco (Strix aluco), mai attuato prima nel territorio della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, è iniziato alla fine 2013, ed è tuttora in corso. Il metodo applicato è il playback. Testata in loco, si è confermato che la tecnica dà buoni risultati se eseguita nell’intervallo temporale più idoneo. L’Allocco ha una costante tendenza alla territorialità, con attività canora particolarmente intensa in inverno (dicembre – marzo). I test hanno dimostrato che nell’area di studio il periodo di massi-ma risposta è leggermente anticipato, e si concentra tra la metà di novembre e la metà di gennaio. Le stimolazioni sonore danno ottimi risultati se eseguite dal tramonto alle 23,00 ed entro l’ora che precede l’alba. La metodologia indica che è opportuno eseguire una sequenza di 3-5 sessioni di stimolazione sonora nel periodo di massima attività canora, evitando le fasi iniziale e finale del periodo riproduttivo in cui il canto dei maschi è più irregolare e meno frequente. In accordo con quanto indicato in letteratura, nei test condotti nell’area protetta è stato confermato che il grado di efficacia del metodo dipende anche dalle condizioni metereologiche contingenti alle sessioni di campo. Le attività debbono essere evitate in condizioni di pioggia e vento forte, perché queste influenzano la frequenza di risposta dell’Allocco ed il corretto ascolto da parte degli operatori. L’esperienza acquisita nei test ha fatto rilevare che anche il grado di illuminazione incidere sulla frequenza di risposta dell’Allocco. 
Poster: Primi dati sulla popolazione di Allocco (Strix aluco) nidificante nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile  (Ph. M.Mastrorilli)
Pertanto, nelle schede è stata inserita anche la possibilità di registrare le fasi lunari ed il grado di nuvolosità. Le postazioni da cui emettere i canti preregistrati, individuate sulla carta e verificate sul campo, sono state scelte in modo tale che la distanza tra quelle adiacenti risulti doppia rispetto alla massima distanza a cui è percepibile il canto preregistrato emesso. Nel rispetto delle prescrizioni bibliografiche è stata utilizzata un’apparecchiatura che garantisca l’adeguata udibilità nel raggio di almeno 300 m dal punto di emissione, effetto ottenuto con un amplificatore di 10 W. Per evitare l’allontanamento dei soggetti presenti nell’area di udibilità, si sono evitate emissioni a volumi troppo elevati. L’area indagata, di circa 73 kmq, include la Riserva ed il lago di Ventina con un buffer di 1 km (quest’ultimo di prossima inclusione nell’area protetta). L’intenso grado di antropizzazione dell’area indagata ha obbligato l’esclusione di alcuni settori in cui la ricezione degli eventuali canti sarebbe stata fortemente compromessa dal disturbo in atto, in taluni contesti.>

Nel complesso il XVIII Convegno italiano di ornitologia di Caramanico ha proposto diverse interessanti ricerche, le uniche due considerazioni un pò più negative riguardano come già anticipato la scarsa presenza di monitoraggi sugli Strigiformi e nel contempo, la scelta della location bella ma molto decentrata ha certamente sfavorito un’adeguata partecipazione e questo si è tradotto con un limitato numero di partecipanti e con una fortissima assenza di ornitologi dell’Italia settentrionale. 
Caramanico Terme in Abruzzo, uno dei borghi più belli d'Italia nel Parco della Majella (ph. M.Mastrorilli)
un cartello di attraversamento animali in Abruzzo lungo la strada per Caramanico (ph. M.Mastrorilli)
Per me è stato un piacere comunque perchè ho rivisto vecchi amici del GIC (Gruppo italiano Civette) come Augusto de Sanctis (anima del Convegno), Matteo Barattieri, Michel Bux, Giampiero Calvi e la carissima e simpatica Mina Pascucci con la quale ho chiacchierato a lungo sabato notte.
Ora la prossima edizione si terrà in Piemonte, a Torino nel 2016!
Per qualsiasi ulteriore informazione sui rapaci notturni, per partecipare alle mie ricerche, per realizzare una tesi o un tirocinio sui gufi o sulle civette (o affini) potete contattarmi qui e sarò lieto di aiutarvi.

Alla prossima gufoavventura un gufociao dal vostro owlstoyteller!