giovedì 30 luglio 2015

Alla ricerca del gufo bianco

Quando si studiano e si osservano gli uccelli, non si può restare indifferenti a quella meravigliosa invenzione della natura che è il piumaggio. Una macchina perfetta per il volo, per nascondersi, per termoregolatore il proprio corpo, per comunicare nei pattern nuziali e riproduttivi e in molti altri contesti.
Il colore delle penne, come sappiamo, è fondamentale nella vita dei rapaci notturni, perché li aiuta a nascondersi agli occhi di prede e predatori, ma esistono alcuni individui che esibiscono sorprendentemente colorazioni del piumaggio davvero insolite. 
Invero osservando i piumaggi esiste quello che viene definito un range di variabilità, con uccelli che possono avere alcune differenze nei colori. In alcuni Strigidi, esistono i morfismi di colore (dei quali vi parlerò in un altro post), che ci permettono di osservare  assioli o allocchi con piumaggi rossi o grigi. 
Ma quando il colore assume tonalità davvero diverse o livree bianco candide o sbiancate, si esce da quella forma di piumaggio che abitualmente potremmo definire normale o regolare.
Stiamo parlando di gufi, civette, allocchi che si presentano con piumaggi bianco candido o con colori che paiono molto sbiaditi, quasi candeggiati. 
Nel primo caso ci riferiamo ad individui albini, mentre nel secondo caso ci riferiamo a soggetti leucistici. Entrambi rari in natura, possono essere avvistati in natura e costituiscono un vero interrogativo per molti osservatori meno esperti.
Una civetta leucistica fotografata in Sardegna (ph. Andrea Lai)
Ovviamente non parliamo dei gufi delle nevi, che bianchi lo sono diventati dopo milioni di anni di evoluzione genetica e adattamento ad un habitat ostile, glaciale e bianco!
Gli individui albini (il termine deriva dal termine latino albus: bianco) è risaputo presentano un colore bianco del piumaggio e la colorazione dell’iride è rossa. Tale colorazione del piumaggio è dovuta ad una anomalia congenita di un gene recessivo che inibisce la produzione della tirosinasi, un aminoacido che inficia la sintesi della melanina, che è alla base di molti colori negli uccelli come ricordavano Holt et al. 1995.
Alaya & Mikkola in un loro celebre lavoro sull’albinismo dei gufi, presentano 4 diversi tipologie di albinismo:
1. albinismo totale simultaneo mancanza di una piena melanina dagli occhi, pelle e piume. Questa è la forma più rara. Gross (1965) riportava nel screening scientifico solo il 7% su oltre 1847 episodi di albinismo aviario. 
2. albinismo incompleto quando la melanina non manca contemporaneamente negli occhi nella pelle e nel piumaggio. 
3. albinismo imperfetto quando la melanina è ridotta e si può trovare negli occhi, nella pelle e nel piumaggio.
4. albinismo parziale, quando è localizzato ad alcune zone del corpo (Mueller & Hutt 1941).
In altri casi possiamo rinvenire alcuni gufi o allocchi, che mostrano colorazioni diverse da quelle peculiari della specie. In questi casi i rapaci notturni possono denotare una forma di leucismo. Si tratta di una anomalia del piumaggio, con colori molto pallidi, che danno l’idea di un piumaggio quasi candeggiato, perché le colorazioni, ad esempi, delle barrature sono presenti, si intravedono ma sono fortemente sbiadite. Anche i tarsi, le zampe e altri parti nude evidenziano colorazioni più sbiadite.
Qui vi riporto una splendida fotografia scattata negli Usa, da Michael Furtman, un celebre fotografo di anatidi e uccelli acquatici (foto pubblicata nel mio libro sul piumaggio dal titolo Non volare nasconditi).
Allocco barrato leucistico fotografato in Minnesota (ph. Michael Furtman)
In questo caso Michael, mi ha raccontato che questo allocco barrato leucistico era entrato nel suo giardino e lui, abituato a catturare acquatici per inanellarli per scopi scientifici, è riuscito con una rete a catturarlo e lo ha portato in un bosco selvaggio al di fuori del centro abitato, in modo tale che il suo colore non potesse diventare un motivo per creargli disagi, scherzi da parte di essere umani o peggio di tentativi di uccisione.
Un’altra storia interessante è la foto di Andrea Lai di questa civetta leucistica, fotografata in coppia con una civetta dal piumaggio normale, in Sardegna. 

Una coppia di civetta leucistica e una con il piumaggio normale in Sardegna (ph. Andrea Lai)
Per due stagioni riproduttive il fotografo sardo le ha viste, osservate e fotografate e questa immagine ci presenta un individuo, che come mi ricordava Andrea era facilmente visibile anche a grande distanza. Uno dei problemi, infatti, che si viene a generare è legato al fatto che questi animali diventano davvero molto visivi, perdendo completamente o parzialmente il loro mimetismo, fondamentale per sopravvivere.
In questo link, potete invece vedere un curioso caso di una civetta nana, fotografata nel gennaio 2011 da Massimo Favaron sulle Alpi lombarde, con un piumaggio evidentemente caratterizzato da una forma leucistica.
Parlando di fenomeni di leucismo nei gufi dobbiamo riportare quanto accadde nell’inverno del 2004-2005, ovvero in presenza di un invasione di allocchi di Lapponia in quello stato vennero registrati un numero di casi di individui leucistici o con anomalie di piumaggio (anche un caso di un individuo melanico) statisticamente levato nel campione monitorato. 
Le invasioni di cui parliamo, sono fenomeni che si registrano sopratutto con le specie nordiche, a prescindere dalla regione zoogeografica (neoartica ovvero Nord America o Paleartica la zona che comprende anche la nostra Europa), e si registrano in alcune stagioni invernali vere invasioni numericamente rilevanti di alcuni gufi che scendono dalle regioni più fredde verso zone un po’ più miti. Anche se parlando dell’inverno del Minnesota parliamo di aree che scendono anche 20° sotto zero, ma certo più calde rispetto alle aree di wilderness del Canada dove vivono questi animali. 
Ma torniamo a noi, in quell’inverno in Minnesota furono registrati 5225 individui e di questi almeno una decina presentavano forme di leucismo (oltre ad altri individui con anomalie cromatiche), le statistiche proposte da valenti ricercatori americani (Michener & Michener, 1936) ci suggeriscono che in media il leucismo incide in una percentuale davvero molto bassa valutata nello 0,05%. 
Questa differenza ci fa capire l’eccezionalità dell’episodio e persino che, come avvallato da alcuni autori, il fenomeno di leucismo può essere maggiormente frequente in alcune specie, ad esempio negli specie del genere Strix
Chiunque volesse approfondire questa tematica potrà farlo leggendo il mio libro Non volare nasconditi, oppure se trovate e fotografate un rapace notturno con questi colori anomali non esitate a contattarmi scrivetemi qui. Se volete collaborare alle nostre ricerche, partecipate basta scrivermi qui, le porte a volontari, stagisti e tesisti sono sempre aperte. 
Qualche riferimento bibliografico importante per approfondire l’argomento:
Michener, H. & J. R. Michener. 1936. Abnormalities in birds. The Condor 38:102–109.
Mueller, C.D.; Hutt, F.B. 1941. Genetics of the fowl, sex-linked imperfect melanism. Journal of Heredity. 32: 71-80. 
Holt, D.W.; Robertson, M.W.; Ricks, J.T. 1995. Albino Eastern Screech-owl, Otus asio. Canadian Field-Naturalist. 109(1): 121-122. 
ALAJA, P. & H. MIKKOLA. 1997. Albinism in the Great Gray Owl(Strix nebulosa) and other owls, p. 33-37. In: J.R. DUNCAN; D.H.JOHNSON & T.H. NICHOLLS (Eds). Biology and conservation ofowls of the Northern hemisphere. Washington, D.C., USDAForest Service, General Technical Report NC-190, 632p.
Mikkola, H. 2003. Color variation in owls: albinism and melanism. Pages 137–141. In Duncan, J. R. Owls of the World. Their lives, behavior and survival. Fire- fly Books Inc. Buffalo, NY. 319 pp.