venerdì 7 agosto 2015

Indovina chi viene a cena? Mrs. Civetta delle tane!

Quando si studia il sistema trofico di un predatore, ovvero di cosa si nutre, è facile scoprirne alcuni adattamenti, correlati in modo stretto ai differenti ecosistemi colonizzati. 
Ma il caso della Civetta delle tane Athene cunicularia, prevarica le aspettative di ogni ornitologo e pur mantenendo alcune abitudini consolidate, è facile intuire che una specie che caccia di giorno e di notte dal Canada alla Terra del fuoco possa rivelare notevoli sorprese. 
Addentriamoci quindi alla scoperta della dieta di queste simpatiche predatrici.

Civette delle tane Athene cunicularia grallaria in aspetto "terrifico" per spaventare l'intruso (ph. Celso Paris - Brasile)
Le civette delle tane sono predatori opportunisti, che amano alimentarsi, prevalentemente di insetti (meglio grossi coleotteri ed ortotteri) e micro-mammiferi, ma non disdegnano come vedremo molteplici divagazioni sul tema. 
La sua tecnica di caccia preferita prevede che durante il giorno le civette restino spesso nei pressi dei tunnel e catturino gli insetti che capitano a portata di artigli, ma con l’arrivo dell’oscurità l’areale di foraggiamento si dilata e con questo anche lo spettro alimentare.
Diamo uno sguardo nell’emisfero nord e tuffiamoci nella realtà selvaggia della British Columbia (Canada). 
un posatoio speciale per la civetta delle tane 
Siamo nel margine più settentrionale dell'areale riproduttivo di questo Strigide e qui la sorpresa è constatare che il prelievo di mammiferi investe una predominanza in tutte le stagioni. I coleotteri ovviamente, per motivi anche climatici sono predati solo in primavera ed all’inizio dell’estate. 
Con l’avanzare della bella stagione sono le cavallette a divenire preda elettiva di queste civette che zampettano tra la vegetazione prativa e rincorrono i saltellanti ortotteri.
Scendendo verso sud, scopriamo che alcune civette in mancanza di cibo migrano e il sud del Texas si trasforma in una eccezionale area di svernamento, che considerato il potenziale per questo Strigide è   monitorata, con grande attenzione, dall’Università di Corpus Christi
Per un quinquennio sono state seguite ed indagate le civette delle tane svernanti e sono emerse abitudini interessanti: ad esempio, una prevalenza di attività di foraggiamento notturna e si è scoperto che i grilli sono le prede elettive di questi piccoli predatori che saltellano nelle praterie con i loro tarsi ben sviluppati. 
Inoltre è stato osservato che nel selezionare i tunnel per riposarsi le civette selezionavano cavità a terra, ma con diametri inferiori ai 15 cm. 
Civetta delle tane (ph. Celso Paris)
I buchi più piccoli non fanno altro che dimostrare  che questa selezione offre maggiori garanzie dalle minacce rappresentate da vari predatori terrestri.
Ma il fascino di queste civette accresce con il lento trascorrere della latitudine: raggiunti gli arcipelaghi delle Antille, alcune civette delle tane mostrano inclinazioni alla caccia differenti trasformandosi in fameliche cacciatrici di uccelli.
James Wiley ha studiato lo spettro trofico di queste civette insulari e le sorprese non sono mancate proprio nella Repubblica Dominicana dove è riuscita una ricerca davvero insolita.
Le civette, che popolano le splendide isole bagnate dall’Atlantico, catturano molti vertebrati. 
Un numero superiore rispetto alle civette continentali, sono ben oltre il 20% gli uccelli predati e addirittura il 14% i rettili che cadono tra gli artigli di questa piccola predatrice terricola.
Del resto l’abitudine di predare serpentelli, lucertole e qualche altro rettile non era sfuggita nemmeno a Darwin, che aveva osservato questa consuetudine direttamente nelle pampas argentine.
Proprio in Argentina la Lechuchita vizchachera (ecco il nome argentino di questa civetta) è stata studiata e monitorata cercando di capire quali siano le preferenze alimentari in aree subdesertiche del sud America. 
Lechuchita vizchachera il nome argentino della civetta delle tane (ph. Celso Paris)
In questo modo saltelliamo da un continente all’altro scopriamo che le attenzioni predatorie convergono su micro mammiferi che sono probabilmente più abbondanti di altre prede (uccelli e parzialmente i rettili) che viceversa in aree insulari avevano destato l’attenzione e la meraviglia dei ricercatori.
Ma il Sud America, roccaforte di questi predatori, si ritrova in una regione zoogeografica che nel corso di questi ultimi anni ha subito e sta subendo mutamenti climatici sostanziali.
Il fenomeno climatico El Niño, è stato studiato dall’Università Cattolica di Santiago del Cile che lo ha contrapposto ai trend demografici dei rapaci; la civetta delle tane è divenuta una specie target poiché sono stati messi in evidenza i primi riflessi di questo straordinario influsso climatico sulla fauna selvatica. Il nome El Niño, tradotto letteralmente "il bimbo", riporta alla nascita di Gesù, poiché si era notato che il fenomeno si intensificava nel periodo invernale, proprio nel periodo natalizio. 
Nonostante si ritenga generalmente che questo fenomeno esista da sempre (o perlomeno da epoche remotissime), gli effetti sono stati descritti per la prima volta solo nel 1923 da Sir Gilbert Walker. 
La parte di questo fenomeno che riguarda l'atmosfera è denominato Oscillazione Meridionale, che si riflette con notevoli fluttuazioni mensili o stagionali in un ampissimo comprensorio tra Tahiti e Darwin (Australia), nel quale si registrano mutevoli differenze di pressione atmosferica. 
Fra i mutamenti del clima che questo fenomeno induce, sono particolarmente rilevanti quelli che causano l'aumento della piovosità sull'America Centrale e sul Perù, in cui possono verificarsi alluvioni anche distruttive, e i conseguenti periodi di forte siccità nelle regioni del Pacifico orientale, talvolta associati a devastanti incendi in Australia. 
Questi notevoli cambiamenti incidono in modo significativo sulla possibilità dei predatori di alimentarsi regolarmente e sono stati oggetto di uno studio durato 16 anni che ha evidenziato la disponibilità trofica delle prede in relazione ai fenomeni estremi legati a El Niño.

I ricercatori sudamericani hanno diviso i predatori in due gruppi: gli specialisti e i generalisti ed onnivori. In carenza di alcune tipologie di prede (specie gli artropodi), che riguardano anche le nostre civette delle tane, si sono manifestati molti casi di simpatria talvolta anche esasperati dalla rarefazione di prede, dimostrando che alcuni effetti sulla demografia dei rapaci possono essere indotti da fenomeni così invasivi come El Niño. Il clima può cambiare le sorti di una popolazione di Strigidi, ma forse a pensarci bene anche quelle del genere umano. Forse le civette sono solo sentinelle, segnali di un cambiamento... La prossima Conferenza sul Clima che si terrà a Parigi il prossimo dicembre 2015... dovrà per forza cambiare le sorti del Pianeta... e la cambierà certamente perché in caso di immobilismo, il Pianeta potrebbe non concederci un altra chance! 
Un grazie speciale all'amico Celso Paris, grande fotografo brasiliano per aver concesso le foto ad Owlstorytelling.  In Brasile le civette delle tane vengono chiamate Coruja Buraqueira.
In una delle prossime puntate parleremo del nome scientifico della civetta delle tane, poiché è dibattuto ed è stata descritta e segnalata per alcuni periodi come Speotyto cunicularia. 

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